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Gugliemo Bozzano

Una personalità schiva e severa in una vita vissuta nella dedizione all’arte e alla cultura pittorica e letteraria. Un’esperienza umana che sempre si rivela e si riflette nella tematiche delle sue opere. E l’occhio della sua mente aveva una giovinezza antica, capace di cogliere l’anima nascosta delle cose

Giorgio Olcese

Guglielmo Bozzano vive l’amore per la vita nell’espressione della sua arte, sempre sospesa tra la percezione della realtà e la sua sublimazione, una realtà che trascende le rigide geometrie e quasi si trasfigura. Fino a diventare riflesso di un bisogno metafisico di vastità ed illuminazione

Giorgio Olcese

Breve biografia

Il percorso di un uomo che, partendo da origini umili, grazie alla passione per l’arte, alla volontà e allo studio, riuscì a emergere come artista.
Guglielmo Bozzano nacque a Varazze il 23 giugno 1913, in una famiglia di umili origini, sesto di otto fratelli. Padre segantino e successivamente piccolo trasportatore; madre casalinga impegnata a crescere i figli con sobrietà e riserbo.
A dodici anni Guglielmo iniziò a lavorare per aiutare i genitori, garzone per uno stagnino, venditore di giornali e focaccia, commerciante di conchiglie ai turisti. Si avvicinò alla ceramica lavorando come apprendista in un forno di Varazze.
A quindici anni iniziò a lavorare presso una fonderia di Cogoleto di proprietà di Omero Mantegazza, e questo incontro con l’arte e con il futurismo influenzò molto la sua vena creativa. Frequentatori della fonderia erano, all’epoca Fillia, Prampolini, e Marinetti. Qui conobbe anche Tullio Mazzotti.
Parallelamente al lavoro in fonderia frequentò il ceramista Dario Ravano che gli insegnò a lavorare argilla e smalti. Iniziò a dedicarsi alla pittura.
Nel 1934 si trasferì a Genova trovando accoglienza presso lo scultore Luigi Brizzolara. Iniziò a lavorare come disegnatore per il Comune di Genova. Sviluppò la passione per lo studio dell’arte.
Tra il 1941 e il 1945, durante la seconda guerra mondiale, si ammalò di tubercolosi e passò gli anni in sanatorio. Riprese a lavorare la ceramica e iniziò, un suo compagno di sanatorio gli regalò un passero, a disegnare uccelli, soggetti che disegnerà per tutta la vita.
Dal 1946 al 1973 lavorò come ceramista e si dedicò all’insegnamento presso il Liceo Barabino di Genova. Iniziò a partecipare a mostre e si affermò sempre più nel panorama artistico. La sua è una narrazione semplice, poetica, è attento alla vita quotidiana , alla bellezza della natura e alla vita contadina.
Tornando ad Albisola inizierà a produrre ceramiche in modo continuativo.
Iniziò anche a disegnare, raccogliendo in taccuini di varie dimensioni tutto ciò che attirava la sua attenzione. I suoi taccuini di viaggio sono pieni di disegni, schizzi e acquerelli, documentazione dei luoghi e del suo interesse per ciò che lo circondava.
Negli anni ’60 iniziò a interessarsi sempre più al mare e a rappresentarlo in ogni suo aspetto.
A Varazze, dove continuerà a creare fino alla sua scomparsa, la casa (sua e della moglie Vanna) diventerà il patrimonio artistico e culturale, scrigno contenente la vasta biblioteca, la collezione di arte popolare, le opere donate dagli amici artisti e le sue.
Alla sua morte, nel 1999, la moglie Vanna deciderà di mantenere vivo il ricordo e il valore del suo lavoro promuovendo iniziative, mostre e i “libretti di Vanna”, contenenti opere meno note ma molto significative.
Nel 2004, Vanna Giorgis creerà la Fondazione Bozzano Giorgis.